L’artista, di origini lituane, si trovava già da qualche anno a Roma quando dipinse quest’opera: studentessa presso l’Accademia di Belle Arti della capitale, presso cui conobbe Mario Mafai e Scipione, aveva già maturato delle esperienze internazionali con i suoi studi a Parigi e Londra, dedicati soprattutto alla sua formazione musicale. Come si evince in questo autoritratto, infatti, la Raphaël rappresenta se stessa con il violino, conferendo verità e aderenza al dato reale, ma con un approccio formale ispirato al fauvismo e in particolare a Chagall, accentuando la scelta per uno stile fluido e sentimentale. Antonietta Raphaël aveva trovato infatti la sua maturità artistica a contatto con Scipione e Mario Mafai nell’ambito della Scuola di via Cavour (cosi denominata da Roberto Longhi nel 1929) e, tornata da Parigi e Londra verso la metà degli anni trenta, si dedica ormai quasi esclusivamente alla scultura: vi trasferisce il medesimo stile anarchico e primitivo che aveva caratterizzato le sue prime pitture, legandolo però strettamente alla suggestione per le forti semplificazioni di Epstein, cui era stata vicina nel soggiorno londinese; le sue sculture comparvero però assai raramente nell’ambito delle esposizioni romane dell’epoca.

Le opere digitali di NuvolaProject traggono ispirazione dall’opera, dalle parole dell’autore, rintracciate in testi e interviste e dalle osservazioni e riflessioni che la critica, soprattutto quella contemporanea alla realizzazione dell’opera, ha suggerito.

Testo dell'opera digitale

Testo di Gaia Riposati – NuvolaProject

Gli occhi allungati,
lo sguardo che cerca di capire e la bocca un po’ tumida che sembra respirare e ne ha timore.

Emerge dalle acque – la sirena – tesse i suoi capelli come trame di un canto, con uno specchio in una mano e un pettine nell’altra

… o questo è un altro sogno?

Qui ha un violino.

Corpo d’artista corpo d’amore
Plasma ed è plasmata.
Impasta racconto, sogno e materia, colore e sangue.
Autoritratto.

(parla il ritratto)

Ogni opera è un autoritratto.
Opera creazione Creatura allo specchio, che scava nel fondo e poi emerge alla luce, affiora dal magma del sogno, prende forma, ma non si sottrae al divenire, diviene materia ma non cessa di essere idea, è fluida, è viva.

Amore è creazione. L’opera non vuole vivere senza il suo amore, ma neanche vuole morire senza capire cosa è la vita.

L’opera cresce cresce cresce dentro come una creatura viva.

Dio è donna