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Lo Studio

Felice Casorati, olio su tela, 1934
Lo studio era un quadro di grande formato, dipinto nel 1922. Fu bruciato nel giugno 1931 nell’incendio del Glaspalast, il Palazzo di Cristallo di Monaco di Baviera, quando era in corso l’annuale Kunstasstellung.
L’artista ne fece una copia nel 1932 che ora fa parte della collezione Elena e Claudio Cerasi.

Rappresenta l’atelier di Felice Casorati, interno alla sua abitazione torinese  e raffigura un interno silenzioso ma abitato, quasi affollato. Ci sono due giovani donne, un ragazzo, un busto di Venere in gesso e in più le figure femminili disegnate a tratti marcati su fogli di carta, sparsi a terra. E’possibile riconoscere, tra questi schizzi accatastati in basso, sulla sinistra, il profilo della protagonista dell’opera che, nell’allestimento a Palazzo Merulana, trova il suo spazio in un altro dipinto di Felice Casorati, L’idiota, dipinta nel 1932. Tornando a Lo studio, ci sono le figure, la modella e gli strumenti del mestiere: la copia in gesso, i cavalletti, le tele ancora bianche e vuote appoggiate alle pareti. Sono presenti pennelli, matite, fogli, camici da lavoro, una lunga bacchetta. Un quadro nel quadro a rappresentanza dello spazio fisico e di quello mentale dell’artista.
Il quadro perduto parla della pittura che riflette su se stessa, sul valore dei modelli, delle fonti, sull’importanza dell’allenamento quotidiano e permanente. Non basta l’ispirazione, bisogna puntare sulla sostanza concettuale. Al centro dello studio è visibile una modella, seduta di spalle su uno sgabello basso. È nuda, ha i capelli raccolti e la testa leggermente inclinata in avanti. Siede di fronte al busto di una Venere mutila: il suo corpo è speculare a quel torso bianco una copia accademica che parla di storia, alta su una base di legno. Tutto converge su di lei, dietro la quale sta, invisibile, il vero protagonista dell’azione e della riflessione, l’artista. È lui il centro compositivo delle traiettorie degli sguardi, al di qua e al di là del dipinto. È lui a porsi alla stessa altezza della Venere di gesso e a porsi in relazione con l’antico

Le opere digitali di NuvolaProject traggono ispirazione dall’opera, dalle parole dell’autore, rintracciate in testi e interviste e dalle osservazioni e riflessioni che la critica, soprattutto quella contemporanea alla realizzazione dell’opera, ha suggerito.

Testo dell'opera digitale

Testo di Gaia Riposati – NuvolaProject

Il quadro è un’idea,
ritratto di chi lo crea e creandolo ne è creato come artista.

Al Glasspalast, nel 1931, la prima versione de “Lo Studio” è distrutto dalle fiamme.

Ma come Fenice, rinasce.

Armonia di forme e di spazio.

Musica di equilibrio.

Quadro concerto.

Concetto.
Astrazione, non del segno ma del significato. Sinestesia.

Figura 1: “Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime
estatiche ferme, le cose mute immobili, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e
limpidi “

Figura 2 : “La pittura nasce dall’interno. Sento il valore delle forme, dei piani, dei
volumi, ottenuto per mezzo di un colore tonale non realistico. L’architettura di un
quadro, in senso musicale.”

L’immagine vive della sua bellezza, non ha bisogno di ricercare un fatto per
esprimere una concreta volontà. La bellezza è il volto della verità.

Modella: “E ora girati e guardami.”