L’artista segue, fino al 1937-1939 circa, una versione strettamente legata alla lezione ieratica e immobile di Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli, utilizzando il tonalismo in senso quasi musicale, chiarissimo.
L’opera restituisce quindi quell’attenzione alle ricerche tonali tipiche della Scuola romana, che mima la leggerezza degli affreschi quattrocenteschi. Inoltre, la figura al centro è stata riconosciuta come un autoritratto giovanile e la datazione riferibile agli anni Trenta.
I finti ritagli di giornale sono dipinti a imitazione di un collage entro cui si leggono riferimenti allo sbarco in Normandia: in un primo tempo, attraverso una lettura trionfalistica che ne diede la stampa fascista del tempo, in un secondo tempo, attraverso una serie di riferimenti al fallimento storico di un mondo in disfacimento dopo la guerra.
Tutta l’opera riflette quindi questa temperie culturale di grande cambiamento, visibile nella precarietà degli elementi illustrati, dove emerge un senso di “non finito” nella sua globalità.

Le opere digitali di NuvolaProject traggono ispirazione dall’opera, dalle parole dell’autore, rintracciate in testi e interviste e dalle osservazioni e riflessioni che la critica, soprattutto quella contemporanea alla realizzazione dell’opera, ha suggerito.

Testo dell'opera digitale

Testo di Gaia Riposati – NuvolaProject

Un uomo appare al centro della scena
e un altro
e un altro ancora,
sono tre,
sono uno.

È lui l’eroe della storia, il protagonista… l’autore.

I personaggi, gli oggetti, affiorano dal quadro come fosse la pagina di un libro scritto con inchiostro simpatico.

In questa epopea di pupi, le figure sono architetture, uomini e alberi colonne, come un giorno, in altri quadri, saranno le architetture a rivestire il ruolo di figure.

Dettagli prendono la ribalta perché il loro segno si esprima ermetico e ci attiri nel gioco.

Un arabesco forse di nuvole impigliate pronte a trasformarsi in nuove forme.

Una lampada che non fa luce sul mistero ma che forse un giorno qualcuno accenderà.

Un vaso rotto (vaso di Pandora?) che è stato rincollato.

E quel calzino, quel monocalzino di chi è stato all’inferno e ne ha fatto ritorno, magari passando proprio da quelle ferite nel terreno di cui questi segni sono forse le cicatrici.

O sono tracce/segnali per orientarci?

Il soldato …di carta
canta le gesta, la storia, o forse la fa decantare.
Storia per bambini, o di una società bambina che fa la guerra e dalla guerra è giocata.

(il cannoncino spara)

Il tempo scorre scorre su questa armatura di giornale.

Tempo sospeso, tempo trascorso (10 anni) perché lo sviluppo possa mostrare pienamente l’immagine idea.

Sabbia fuggita dalla clessidra e sparsa sulla tela.

Affiorano già pronte a svanire le forme del racconto, sono qui per un attimo, il tempo di essere colte.

Grafia di luce che ci graffia un sorriso sul viso e lascia dentro la sensazione di aver sfiorato un senso, tanto più compiuto quanto più avremo la forza di riconoscerlo inafferrabile.

Uomo di fronte: “Bum!”